La coscienza di Zeno
L'opera riassume l'esperienza umana di Zeno, il quale racconta la
propria vita in modo così ironicamente disincantato e distaccato che
l'esistenza gli appare tragica e insieme comica. Zeno ha maturato delle
convinzioni (la vita è lotta; l'inettitudine non è più un destino
individuale, come sembrava ad Alfonso o a Emilio, ma è un fatto
universale; la vita è una "malattia"; la nostra coscienza un gioco
comico e assurdo di autoinganni più o meno consapevoli) e in forza di
tali assunti il protagonista acquista quella saggezza necessaria per
vedere la vita umana come una brillante commedia e per comprendere che
l'unico mezzo per essere sani è la persuasione di esserlo. Essa è
caratterizzata da un'architettura particolare: il romanzo, nel senso
tradizionale non c'è più; subentra il diario, in cui la narrazione si
svolge in prima persona e non presenta una gerarchia nei fatti narrati,
a ulteriore conferma della frantumazione dell'identità del personaggio
narrante. Il protagonista, infatti, non è più una figura a tutto tondo,
un carattere, ma è una coscienza che si costruisce attraverso il
ricordo, ovvero di Zeno esiste solo ciò che egli intende ricostruire
attraverso la sua coscienza.
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