La Shoah

L'invasione dell'Unione Sovietica fu anche motivata dal proposito
nazionalsocialista, già presente agli albori del movimento, di
acquisire il Lebensraum («spazio vitale») per la Germania ad Est, a
scapito delle popolazioni slave considerate Untermenschen
(«sub-umane»). Contemporaneamente, l'operazione Barbarossa si proponeva
di abbattere il nemico ideologico rappresentato dal comunismo, parte,
secondo l'ideologia hitleriana, del complotto giudaico per il dominio
del mondo. Non ultimo, la campagna ad Est avrebbe permesso alla
Germania, svaniti i sogni di una rapida campagna occidentale, di
raggiungere ed utilizzare le ricche risorse economiche sovietiche
rappresentate dal petrolio caucasico e le derrate alimentari ucraine.
Fu immediatamente dopo lo scoppio del conflitto ad Est che la
persecuzione ebraica raggiunse la sua fase culminante con l'avvio dei
massacri operati dalle Einsatzgruppen che seguivano le forze armate
tedesche avanzanti. D'altro canto non esistono prove che nel giugno
1941 esistesse già un piano per una «soluzione finale della questione
ebraica». Gli storici rilevano che probabilmente la decisione venne
presa in un periodo compreso tra il novembre 1941 e il gennaio 1942 e
che la fase operativa si concretizzò solo successivamente.
Per facilitare l'attuazione della Soluzione finale, si tenne a Wannsee,
nei pressi di Berlino, una conferenza il 20 gennaio del 1942, con la
partecipazione di quindici ufficiali superiori del regime guidati da
Reinhard Heydrich e Adolf Eichmann. Le registrazioni della conferenza
forniscono le prove più evidenti della pianificazione centrale
dell'Olocausto. Tra il 1942 e il 1944 le SS, assistite dai governi
collaborazionisti e da personale reclutato nelle nazioni occupate,
uccisero in maniera sistematica circa 3,5 milioni di ebrei in sei campi
di sterminio localizzati in Polonia: Auschwitz-Birkenau, Bełżec,
Chelmno, Majdanek, Sobibor e Treblinka. Altri vennero uccisi meno
sistematicamente in altri luoghi e in altri modi, o morirono di fame e
malattie mentre lavoravano come schiavi. Al tentativo di genocidio
degli ebrei europei ci si è generalmente riferiti nel dopoguerra con la
parola Olocausto, ma più recentemente è stato adottato dalla comunità
internazionale il termine ebraico Shoah, preferito dagli ebrei stessi
poiché l'olocausto indica nella cultura ebraica un sacrificio a Dio.
Altri gruppi etnici, sociali e politici sono stati oggetto di
persecuzione e in alcuni casi di sterminio durante la "Soluzione
finale". Migliaia di socialisti tedeschi, comunisti e altri oppositori
del regime morirono nei campi di concentramento, così come un numero
alto ma sconosciuto di omosessuali. I Rom e gli zingari, ugualmente
considerati razze inferiori, furono anch'essi internati e uccisi nei
campi. Circa tre milioni di soldati sovietici, prigionieri di guerra,
morirono nei lager, ridotti alla stregua di schiavi. Tutte le nazioni
occupate soffrirono privazioni terribili ed esecuzioni di massa: fino a
tre milioni di civili polacchi (non-ebrei) morirono durante
l'occupazione.
Non è stato ritrovato alcun documento nel quale sia stata pianificata
la "Soluzione finale", ma ciò nonostante la stragrande maggioranza
degli storici concorda nel ritenere che Hitler ne sia stato l'ideatore,
ordinando a Himmler di portare avanti il
piano.
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