Idee sul progetto desertec



E’ questa l’idea avveniristica presentata oggi a Monaco di Baviera e che prevede la costruzione di un enorme impianto solare da realizzare tra le splendide distese del deserto del Sahara.

Un investimento di circa 400 miliardi di euro per un progetto, Desertec, che se realizzato, si attesterà, sicuramente, tra le opere più grandiose mai costruite dall’uomo: un sistema di centrali a concentrazione termica per assicurare all’Europa ben il 15% del proprio fabbisogno energetico entro il 2050.

Aziende di successo al lancio dell’iniziativa, e tra tutte Siemens, Deutsche Bank, ma anche l’italiana Archimede Solar Energy, insieme a tanti altri nomi del settore, società unite nell’ intento di firmare un memorandum che porterà o meno ad avviare l’ambizioso progetto di Desertec.

Un unico presupposto iniziale: esiste un enorme risorsa energetica nelle regioni desertiche mai pienamente sfruttata e c’è una volontà reale di rendere finalmente fruibile tale potenziale. In sole 6 ore le regioni del Sahara ricevono, di fatto, più energia dal sole, di quanto l’umanità intera riesca a consumarne in un anno e l’energia catturata dagli specchi solari installati su un area di 300 chilometri quadrati riuscirebbe a coprire il nostro intero fabbisogno energetico. Questo stesso impianto, calcolato a regime, produrrebbe una potenza energetica di circa 100GW, e verrebbe poi a collegarsi, secondo il progetto, a una rete di 3mila chilometri utile a trasferire e trasportare quella stessa energia fin nelle nostre case.

Un’opera ambiziosa si, ma non diremo irrealizzabile; da un punto di vista strutturale, le tecnologie, le procedure, gli impianti sono già noti e la trasmissione di enormi quantitativi di energia a lunga distanza è realtà già attuata in altri Paesi come la Cina o l’India. In realtà se esistono delle remore al progetto queste riguarderebbero, più che altro, i problemi geopolitici con cui Desertec stesso andrebbe poi a confrontarsi: preoccupazioni riguardanti l’instabilità del territorio o dei governi autoctoni, la precarietà dei rapporti della zona africana con la zona europea, la volontà o meno di contribuire a un sostegno energetico, di cui, di fatto, saremmo noi a goderne.

Una serie di problematiche da non trascurare per un investimento così importante; l’iniziativa di Desertec esiste, ed è in cantiere, ma l’Europa non può permettersi di investire tempo e denaro in un progetto che non promette le necessarie garanzie di ordine e stabilità.

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