UMBERTO BOCCIONI
Umberto Boccioni è stato un pittore e scultore italiano. Fu teorico e
principale esponente del movimento futurista, nonché maggior esponente
dell'arte futurista italiana.
Con l'aiuto di entrambi i genitori riesce a viaggiare all'estero: la
prima destinazione è Parigi (aprile-agosto 1906), cui segue la Russia
da cui ritorna nel novembre dello stesso anno. Nell'aprile 1907 Umberto
si iscrive alla Scuola libera del Nudo dell'Istituto di Belle Arti di
Venezia. Inizia un altro viaggio verso la Russia ma l'interrompe a
Monaco, dove visita il museo. Al ritorno disegna, dipinge attivamente,
pur restando inappagato perché sente i limiti della cultura italiana
che reputa ancora essenzialmente "cultura di provincia". Nel frattempo
affronta le prime esperienze nel campo dell'incisione.Dopo l'arrivo a
Milano e l'incontro con i divisionisti e con Filippo Tommaso Marinetti,
scrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino
Severini, il Manifesto dei pittori futuristi (1910), cui seguì il
Manifesto tecnico del movimento futurista (1910): obiettivo
dell'artista moderno doveva essere, secondo gli estensori, liberarsi
dai modelli e dalle tradizioni figurative del passato, per volgersi
risolutamente al mondo contemporaneo, dinamico, vivace, in continua
evoluzione.Quali soggetti della rappresentazione si proponevano dunque
la città, le macchine, la caotica realtà quotidiana.Nelle sue opere,
Boccioni seppe esprimere magistralmente il movimento delle forme e la
concretezza della materia. Benché influenzato dal cubismo, cui
rimproverò l'eccessiva staticità, Boccioni evitò nei suoi dipinti le
linee rette e adoperò colori complementari. In quadri come Dinamismo di
un ciclista (1913), o Dinamismo di un giocatore di calcio (1911), la
raffigurazione di uno stesso soggetto in stadi successivi nel tempo
suggerisce efficacemente l'idea dello spostamento nello spazio.
UMBERTO BOCCIONI : STATI D’ANIMO II GLI ADDII

È il primo quadro della seconda serie degli stati d'animo, ciclo
fondamentale che illustra il raggiunto traguardo di Boccioni verso una
poetica futurista matura, in cui si trovano concretizzati sul piano
pittorico gli spunti teorici del "manifesto tecnico della pittura
futurista" del '10. Serve un anno, a Boccioni e agli altri pittori del
gruppo, per riuscire finalmente ad evolvere il loro stile troppo
marcatamente divisionista; innegabile l'importanza della scomposizione
cubista; ma vi è una enorme differenza nei modi in cui l'esperienza
cubista è assimilata dai vari futuristi. Boccioni, che a differenza
degli altri ha un passato non solo divisionista, ma anche e soprattutto
espressionista e simbolista. Con la seconda serie degli stati d'animo,
e in particolare con Gli addii, egli riesce a mescolare le sue vecchie
esperienze espressioniste con la nuova scomposizione dei piani; si
allontana cioè dal concettualismo puro dei cubisti integrandone la
visione con la prorompenza coloristica dell'espressionismo, creando
un'opera potente, emotivamente coinvolgente, che si dà il compito di
raffigurare direttamente uno stato d'animo: il treno che si avvicina è
l'accidente aneddotico che causa lo stato d'animo, le onde di colore
violento che passano sulla superficie pittorica sono lo stato d'animo
che nasce dai protagonisti che vivono la separazione, li investe in
pieno e riempie di sé lo tutto lo spazio circostante (lo sfondo del
dipinto) rendendolo astratto.
Questo dipinto nasce quindi da un confronto diretto e da
un'assimilazione dell'espressionismo e del cubismo, che fusi insieme
portano a un qualcosa di assolutamente nuovo: la pittura futurista nel
senso più compiuto del termine. L'arte italiana vive così, in un sol
colpo, due esperienze pittoriche che le erano sconosciute, liberandosi
dal suo provincialismo che l'aveva relegata ai margini dell'arte
moderna: questo era uno degli obiettivi principali di Boccioni e del
futuristi.
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