L’italia e il nucleare
La storia del nucleare in Italia è molto controversa, va dalle centrali di Caorso e di Trino Vercellese ai ripensamenti del dopo Chernobyl, dal referendum del 1987 ai recenti accordi con la Francia. Nel 1966 l’Italia era il terzo paese del mondo produttore di energia elettrica di origine nucleare.
Successivamente, con un mutato atteggiamento dell’opinione pubblica, iniziò il graduale disimpegno del nostro paese dal nucleare.
In seguito all’esplosione di Chernobyl, radiazioni 200 volte superiori a quelle che si svilupparono dall’esplosione dell’atomica lanciata su Hiroshima, investirono Ucraina e Bielorussia, lambirono Danimarca e Scandinavia e perfino l’Italia. La ripercussione nel mondo per tale disastro fu il nascere di un forte sentimento di sfiducia nei confronti dell’energia atomica, che in Italia sfociò nella raccolta di firme per la proclamazione di tre referendum popolari su temi riguardanti il nucleare. Il referendum sul nucleare attestò comunque una sfiducia generalizzata dei più verso l’impiego dell’energia atomica. Si sancì quindi a partire da tale data l’abbandono del ricorso dell’Italia all’energia atomica per produrre energia elettrica. Abbandono che negli ultimi tempi è stato rimesso in discussione: è di qualche mese fa l’annuncio del nostro premier di un accordo Italia Francia per la costruzione di 4 centrali atomiche di ultima generazione.
Il 12 e 13 giugno si voterà nuovamente sulla questione del nucleare con un referendum abrogativo.